Il Blog dell’Upir – Episodio 3.
© Mirko Francesconi. Racconto originale. Tutti i diritti riservati.

Oh, alla fine ci sono tornato.
Con la strizza, ma l’ho fatto.
Quasi in punta di piedi, al buio, cercando di fare il meno rumore possibile.
Passo dopo passo con i sensi in allerta.
E nell’oscurità del corridoio, che sembrava più lungo del solito, l’aria fredda pareva inseguirmi.
Ci credereste? C’è corrente lì!
Eppure le finestre le ho chiuse…
Da dove cavolo arriva??
Che nottata ragazzi!
Ma sentite il resto.
Dunque sono entrato in camera, ma di nuovo non ho acceso la luce, non so perché, ma avevo timore a farlo.
Ho usato la torcia del telefono e… eccolo ancora sul pavimento!
L’uccellino intendo, sempre morto stecchito.
E quindi immagino non possa essere lui il responsabile dei nuovi rumori che ho udito poco fa.
Infatti comincio a pensare di averli immaginati, di essere entrato in una specie di paranoia o cazzo ne so.
A proposito: mi avete scritto come rianimare quel povero esserino, ma vi assicuro che è andato.
Kaputt!
E quando l’ho raccolto per portarlo via, giuro che sono rimasto impietrito.
Non capisco proprio.
L’ho toccato ed era secco, spolpato, gli occhi prosciugati, tutto rattrappito!
Ma com’è possibile??
Solo dieci minuti fa era vivo, spaventato, ma vivo! Poi all’improvviso morto.
E ok, sì, morto… ma morto soffice, insomma, morto normale, non so come dire.
Però mi avete capito, no?
Comunque per il resto era tutto a posto, il letto immacolato, la finestra chiusa.
Al letto mi sono addirittura chinato per guardarci sotto, come da bambino.
Ma nel momento in cui mi sono abbassato, alla mia sinistra ho percepito qualcosa di evanescente.
Un alone indistinto.
Come un’immagine livida nel buio.
Che mi fissava.
Allora mi sono girato di scatto, ma non c’era niente!
E devo aver sbroccato per qualche minuto da quanto mi è preso male!
Ora sono qui, sotto le coperte dove mi sono rifugiato, mentre vi scrivo con la porta della camera spalancata.
Non so se ho il coraggio di scendere a chiuderla.
O se sia peggio lasciarla aperta…
Vi prego, ditemi qualcosa.

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