Uno dei massacri di famiglie più inquietanti della storia
Il nome Hinterkaifeck oggi è sinonimo di uno dei cold case più cruenti e disturbanti mai registrati.
In una piccola fattoria della Baviera, nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 1922, sei persone dello stesso nucleo famigliare vennero massacrate con una zappa (mattock) da un assassino mai identificato.
Il caso, ancora ufficialmente irrisolto, è considerato uno dei delitti più misteriosi e macabri del XX secolo.
Quanto segue è un lavoro di ricostruzione storica basato su fonti giornalistiche, librarie e documenti d’archivio precedentemente pubblicati.
Il caso qui riportato è tuttora irrisolto e nessuna persona è mai stata condannata per i delitti descritti in questa pagina.
Eventuali riferimenti a sospetti o ipotesi investigative riflettono esclusivamente ciò che emerge dalle fonti, senza attribuire colpevolezze individuali in assenza di sentenze.
Questa pagina ha finalità esclusivamente informative e di memoria storica.
[Se sei familiare o parte coinvolta e desideri una rettifica o l’oscuramento di un contenuto, oppure semplicemente noti incongruenze e imprecisioni, contattami: la tua richiesta avrà priorità]
© Mirko Francesconi. Elaborato originale. Tutti i diritti riservati.

Dove si trovava Hinterkaifeck
Perché “dove si trovava”? …
Perché Hinterkaifeck non era un paese, ma un piccolo podere isolato situato a nord di Monaco, vicino al villaggio di Gröbern, nel comune di Waidhofen (Baviera).
Il nome significa letteralmente “dietro Kaifeck”: la fattoria sorgeva infatti in posizione appartata, circondata da campi e da un bosco.
Ma quello stesso isolamento, che garantiva tranquillità e autonomia alla famiglia, la rese anche il teatro perfetto per l’atrocità che poté consumarsi nel silenzio, lontano da sguardi indiscreti e da qualsiasi speranza di aiuto.
Le vittime
Nella fattoria vivevano:
- Andreas Gruber, 63 anni – il patriarca.
- Cäzilia Gruber, 72 anni – sua moglie.
- Viktoria Gabriel, 35 anni – figlia dei coniugi, vedova.
- Cäzilia Gabriel, 7 anni – figlia di Viktoria.
- Josef, 2 anni – il più piccolo della casa, figlio di Viktoria.
- Maria Baumgartner, 44 anni – la nuova domestica, arrivata il giorno stesso dell’eccidio.
Sei persone.
Tre generazioni spazzate via in una sola notte.
I segnali prima della tragedia
Nei mesi e nei giorni precedenti al massacro, attorno a Hinterkaifeck si verificarono una serie di episodi inquietanti, registrati in atti e testimonianze:
- Rumori nel solaio: la precedente domestica, Kreszenz Rieger, aveva lasciato il lavoro sostenendo che la casa fosse “infestata”. Dichiarò, infatti, di sentire passi al di sopra della sua stanza, anche quando sapeva di essere sola.
- Un giornale sconosciuto: poco prima dell’eccidio, Andreas trovò in casa un giornale proveniente da Monaco che nessuno in famiglia aveva acquistato e che non risultava consegnato nella zona.
- Orme nella neve a senso unico: pochi giorni prima della strage, Andreas notò impronte nella neve, In entrata, che arrivavano dal bosco fino alla fattoria, ma nessuna impronta in uscita.
- Chiavi scomparse e porte danneggiate: Andreas lamentò la sparizione di una chiave della casa e la serratura danneggiata di un locale tecnico.
Nonostante questo, non allertò nessuno e non denunciò nulla alla polizia.
Sono dettagli inquietanti che, riletti a posteriori, lasciano presupporre una presenza estranea che forse si stava muovendo da giorni attorno – o addirittura dentro – la fattoria, studiando abitudini e routine dei suoi inquilini.
La notte del massacro
Segue la ricostruzione più accreditata:
- Le prime quattro vittime nel fienile
Secondo gli inquirenti, l’assassino (o gli assassini) avrebbe attirato uno dopo l’altro nel fienile:- Andreas, Cäzilia (moglie), Viktoria, la piccola Cäzilia (figlia di Viktoria), di 7 anni
E’ appurato che tutti trovarono la morte colpiti ripetutamente alla testa da una zappa/reuthaue, con una violenza tale da risultare devastante. - L’uccisione in casa del resto della famiglia
Dopo il massacro nel fienile, l’assassino si spostò all’interno dell’abitazione:- Maria Baumgartner, la nuova domestica, venne uccisa nella sua stanza.
- Il piccolo Josef venne colpito mentre dormiva nella culla.
- Una morte lenta e atroce
L’autopsia stabilì che la bambina di 7 anni sopravvisse per qualche tempo dopo le percosse, abbastanza da strapparsi ciocche di capelli nel delirio del dolore.
Il quadro che emerge tutt’ora è quello di un omicida determinato, spietato e in pieno controllo della situazione, che si muove nell’ombra con decisione, tra i confini e all’interno della proprietà.
Il dettaglio più agghiacciante: il killer resta a vivere nella fattoria
Forse l’aspetto più disturbante del caso Hinterkaifeck è ciò che accadde dopo i delitti.
Nei giorni successivi:
- I vicini notarono fumo uscire dal camino.
- Qualcuno continuò a curare e nutrire gli animali.
- Alcuni alimenti in cucina erano stati consumati di recente.
Questo porta la maggior parte degli studiosi a concludere che l’assassino rimase sul posto per almeno due o tre giorni, dormendo tra le mura della fattoria, mangiando il cibo delle vittime e occupandosi degli animali mentre i cadaveri giacevano a pochi metri di distanza.
Non si tratta di una leggenda, ma di un elemento ricorrente nelle ricostruzioni storiche e nelle fonti investigative dell’epoca.
La scoperta dei corpi
Il 4 aprile 1922, dopo alcuni giorni di completa assenza della famiglia in pubblico:
- una meccanico di zona, recatosi alla fattoria per riparare un motore, non ricevette risposta ma trovò comunque il cortile in ordine;
- preoccupati, alcuni vicini – tra cui Lorenz Schlittenbauer, che in passato aveva avuto rapporti stretti con Viktoria – entrarono nella proprietà.
Nel fienile trovarono un cumulo di paglia e teli.
Sollevandoli, emerse il mucchio dei corpi di Andreas, Cäzilia, Viktoria e della piccola Cäzilia.
Poco dopo furono rinvenuti anche i corpi di Maria e del piccolo Josef, in casa.
La scena del crimine, già di per sé fragile per l’epoca, fu ulteriormente compromessa: curiosi e vicini entrarono e uscirono liberamente, spostando o utilizzando oggetti.
Per gli standard attuali, la gestione della scena fu disastrosa e ha reso il caso, con ogni probabilità, definitivamente non risolvibile.
Ma è proprio così?
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Autopsia, teste mozzate e demolizione della fattoria
Il giorno successivo al ritrovamento, il medico legale eseguì le autopsie direttamente nel fienile. Le sei vittime presentavano devastanti fratture craniche compatibili con il colpo di zappa.
Dettagli chiave:
- Le teste delle vittime vennero asportate e inviate a Monaco per ulteriori esami medico-legali e per eventuali indagini di tipo forense (all’epoca, soprattutto balistiche e di impronta lesiva).
- I crani andarono perduti o distrutti durante la Seconda guerra mondiale, chiudendo per sempre la porta a possibili riesami moderni.
Nel 1923, meno di un anno dopo il massacro, la fattoria di Hinterkaifeck venne completamente demolita: nessuno voleva più viverci.
Sul luogo oggi si trova soltanto un piccolo memoriale in cemento, che ricorda la famiglia Gruber.
L’indagine: un labirinto senza uscita
Il caso venne affidato a una squadra investigativa arrivata appositamente da Monaco. Nonostante l’impegno e centinaia di interrogatori, non fu mai individuato un colpevole certo.
Le difficoltà principali furono:
- Scena del crimine compromessa da curiosi e vicini.
- Assenza di rilievi tecnici: le impronte digitali, già utilizzate all’epoca, non vennero documentate.
- Il contesto rurale, in cui molte informazioni circolavano sotto forma di voci e sospetti, difficili da trasformare in prove.
Il fascicolo ufficiale venne chiuso negli anni ’50, pur restando materia di studio per polizia, criminologi e appassionati fino ai giorni nostri.
Da sottolineare che gli ultimi interrogatori si svolsero nel 1986, prima che l’ultimo capo sovrintendente, detective Konrad Müller-Thumann, che si occupò del caso, andasse in pensione.
I principali sospettati e le teorie
1. Lorenz Schlittenbauer, il vicino di casa
Fra tutti i nomi emersi, quello di Lorenz Schlittenbauer è il più discusso.
Elementi che hanno fatto parlare:
- Aveva avuto una relazione con Viktoria dopo la morte del marito di lei; molti ritenevano che potesse essere il vero padre di Josef.
- Fu tra i primi ad entrare nella fattoria il giorno del ritrovamento e, secondo alcune testimonianze, si comportò in modo freddo e decisionista, arrivando a manipolare corpi e oggetti.
- Avrebbe aperto una porta di casa con estrema facilità, nonostante si dicesse che le chiavi fossero scomparse nei giorni precedenti.
Tutto questo lo rese sospettato già nel 1922.
Tuttavia non venne mai formalmente incriminato, e in mancanza di prove materiali concrete le accuse rimasero nell’ambito del sospetto.
Nel 2007, un gruppo di studenti di una scuola di polizia tedesca riesaminò il caso con criteri moderni. Secondo fonti giornalistiche, tutti sarebbero giunti indipendentemente alla stessa conclusione su un “principale sospettato”, il cui nome però non venne reso pubblico per rispetto dei discendenti.
In ambito non ufficiale, molti commentatori ritengono che si alludesse proprio a Schlittenbauer, ma questo resta un livello di interpretazione, non una dichiarazione ufficiale.
2. I Bichler, Georg Siegl e altri conoscenti
Altri sospetti storici riguardarono:
- I fratelli Bichler, che avevano lavorato nella fattoria e conoscevano bene l’ambiente.
- Georg Siegl, ex garzone, che sapeva dove venivano custoditi attrezzi e denaro.
Una ex domestica sosteneva che uno dei Bichler avesse espresso in passato odio verso i Gruber e che il cane di casa, solitamente aggressivo, con lui fosse insolitamente tranquillo.
Anche in questo caso, però, non emersero elementi probatori solidi.
3. Il marito “tornato dalla guerra”
Una teoria molto popolare in ambito divulgativo allude a Karl Gabriel, il marito di Viktoria, dato per morto durante la Prima guerra mondiale.
Secondo alcune ipotesi, l’uomo non sarebbe affatto morto al fronte, anzi, sopravvissuto e rientrato in Germania, avrebbe sterminato l’intera famiglia. Tuttavia:
- esistono documenti che indicano Karl come ufficialmente deceduto in guerra;
- le testimonianze che lo vorrebbero visto vivo in seguito, sono frammentarie o non verificate.
Ad oggi, questa pista viene considerata dagli esperti molto debole.
4. Un vagabondo o un killer di passaggio
Fin dall’inizio venne presa in considerazione la possibilità:
- di un vagabondo o di un lavoratore itinerante,
- oppure di un killer seriale di passaggio, ipotesi rilanciata in tempi recenti da alcuni autori che hanno collegato Hinterkaifeck ad altri delitti con arma da taglio o ascia, in Europa e negli Stati Uniti.
Sono suggestioni interessanti, ma non supportate da prove dirette: nessun collegamento forense o investigativo robusto è mai stato formalizzato.
5. Presenze inquietanti
Alle 3 del mattino del 1° aprile, nella stessa notte del massacro, un contadino di nome Simon Reißländer, mentre rientrava alla propria abitazione nei pressi di Brunnen, notò due figure ferme sul limitare del bosco vicino a Hinterkaifeck.
Nel momento in cui gli sconosciuti si accorsero di lui, si girarono di spalle, facendo in modo che il loro volto non fosse riconoscibile.
La notte successiva, un artigiano, Michael Plöckl, transitò casualmente nei pressi della fattoria e osservò fumo uscire dal camino, segno che il forno era in funzione.
Dalla casa uscì una persona non identificata che si avvicinò a Plöckl e gli puntò una lanterna in faccia, abbagliandolo; l’uomo, infastidito, proseguì rapidamente il suo cammino.
Plöckl in seguito ricordò anche che il fumo emanava un odore nauseante. Nonostante ciò, quel racconto non venne approfondito dalle autorità e il forno non fu mai esaminato per capire che cosa vi fosse stato bruciato.
Nel maggio del 1927, infine, si riferisce che uno sconosciuto abbia fermato a mezzanotte un abitante di Waidhofen e dopo avergli rivolto alcune domande sugli omicidi di Hinterkaifeck, questo avrebbe proclamato ad alta voce di essere il responsabile della strage, per poi fuggire di corsa verso il bosco. La sua identità non fu mai accertata.
6. Una rapina?
All’inizio gli inquirenti ipotizzarono un movente legato alla rapina e per questo interrogarono artigiani ambulanti, vagabondi e vari residenti dei paesi vicini. Questa pista venne però accantonata definitivamente quando, all’interno della casa, fu rinvenuta una notevole somma di denaro ancora intatta.
Perché Hinterkaifeck è considerato uno dei cold case più cruenti di sempre
Ci sono diversi elementi che, combinati, rendono questo caso praticamente unico:
- La brutalità dell’arma
Una semplice zappa agricola usata con una ferocia estrema, contro adulti e bambini, con colpi ripetuti alla testa. - La messinscena nel fienile
I corpi delle prime quattro vittime ammucchiati e coperti con paglia e teli, come se l’assassino volesse sia “nasconderli”, che creare una scena simbolica. - Il killer che resta nella casa
L’omicida che sembra prendersi cura degli animali: accende il fuoco e mangia tra le stoviglie della famiglia sterminata.
Un elemento che da solo basterebbe a trasformare il caso in una sorta di incubo a occhi aperti. - L’isolamento assoluto
Una fattoria lontana da tutto in un’epoca senza tecnologie investigative moderne: il luogo perfetto perché il massacro restasse impunito. - Il buco nero delle prove
Scene inquinate, crani perduti, nessun DNA possibile: Hinterkaifeck è un esempio da manuale di quanto un’indagine possa essere compromessa prima ancora che inizi.
Per questo, in molte analisi di true crime, l’eccidio di Hinterkaifeck viene citato non solo come “il caso più famoso della Germania”, ma anche come uno dei cold case più cruenti e inspiegabili a livello assoluto.
Un enigma destinato a rimanere senza volto
Oggi, sul luogo dove sorgeva la fattoria, c’è soltanto un memoriale in cemento, circondato da campi. Niente muri, niente stalla, nessuna traccia visibile di quella terribile notte.
L’indagine della scuola di polizia del 2007 ha confermato quello che molti sospettavano:
è praticamente impossibile, a distanza di un secolo, arrivare a un’identificazione certa dell’assassino.
Restano:
- un mucchio di piste aperte
- alcune ipotesi più solide di altre
- e una serie di dettagli così sinistri (le orme nella neve, i rumori in soffitta, il killer che rimane a vivere nella fattoria) da aver trasformato Hinterkaifeck in una specie di leggenda nera del true crime.
Finché non emergerà un documento sconosciuto o una confessione credibile (cosa ormai molto improbabile), l’eccidio di Hinterkaifeck rimarrà un massacro senza volto, sospeso a metà tra cronaca giudiziaria e racconto dell’orrore.

Fonti e approfondimenti
- Voce Hinterkaifeck murders – Wikipedia (EN): ricostruzione storico–investigativa dettagliata. Wikipedia
- Voce Hinterkaifeck – Wikipedia (DE): contesto storico, demolizione della fattoria, memoriale. Wikipedia
- Sito ufficiale Hinterkaifeck.net (DE): foto d’epoca, mappe, documenti originali. Hinterkaifeck
- Mental Floss – The Chilling Story of the Hinterkaifeck Killings, Germany’s Most Famous Unsolved Crime. Mental Floss
- The True Crime Database – Hinterkaifeck Murders. The True Crime Database Membership
- Guy Hadleigh – The Hinterkaifeck Mystery: riepilogo narrativo e analisi critica. guyhadleigh.com
© Mirko Francesconi
Se sei arrivato fin qui, significa che questo caso ti ha colpito almeno quanto ha colpito me.
In questa pagina ho raccolto cronologia, piste ufficiali e ipotesi meno note, nel tentativo di tenere viva la memoria di una storia che rischia di essere dimenticata.
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